La solitudine del nuotatore

E' una vita che nuoto, ma solo di recente, riprendendo a farlo con regolarità, sono riuscito a riflettere sul senso di tutti quei chilometri nella più abbagliante solitudine.
 
La solitudine del nuotatore non è un'assenza qualsiasi: è la più pervasiva ed implacabile presenza di sè e di nient'altro.
Non è la solitudine dell'eremita, che ha bisogno dell'assenza per trovarsi, mentre il nuotatore è solo anche in una vasca affollata. Non è la solitudine del reietto: perché quasi sempre il nuotatore ha scelto di isolarsi dal mondo. Non è la solitudine del folle visto che la concentrazione sul movimento del corpo, la percezione del tempo che passa, il dosaggio delle energie, richiedono grande lucidità e presenza.
 
La solitudine del nuotatore è un iperbole di senso e di sensi, un'inseguimento fra corpo e mente che concorrono a sopraffarsi. Senza una precisa comprensione delle cose il nuotatore è solo un corpo immerso in acqua. Ma quando l'evidenza del mondo esplode nei pensieri del nuotatore, grazie alla concentrazione che solo questo tipo di condizione simbiotica permette, ecco che una specie di grazia elementare comincia ad avvolgere i pensieri liberandoli dalla patina dell'incertezza, rendendoli lividi e presenti.
 
Il nuotatore è sempre solo: dalla quarta vasca in poi, almeno. Perché prima il bruciore dello scatto non concede spazio ad altro che al furore dello sforzo.
Ma il ritmo, eh il ritmo arriva dopo.
E con il ritmo quella solitudine esclusiva che solo i mezzofondisti possono sperimentare.
Il mondo si liquefa lentamente, per riapparire in lampi di suono e luce livida nell'istante della respirazione. Il corpo ritrova quella coscienza amniotica che fuori dall'acqua sembra aver dimenticato. Il proprio mondo interiore riaffiora e reclama attenzione: perchè al nuotatore non resta altro che la compagnia dei propri ricordi, desideri e passioni.
 
E' inevitabile che la comprensione di questa condizione esclusiva arrivi sempre con il passare degli anni quando il nuotatore ha già accumulato visioni, esperienze, letture, viaggi, persone, dubbi, riflessioni, domande, luoghi, certezze, sapori, vittorie e sconfitte.
 
Solo allora, quando si è messa da parte abbastanza vita, si può tentare di scovarne un senso. A patto di poter continuare a nuotare o almeno di restare a galla.
 
Ed è proprio questa, di questi tempi, la difficoltà maggiore. Trovare delle parole per restare a galla.